Gay & Bisex
Manuale per trasformare un maschio attivo 6
24.05.2026 |
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"Usciva quasi tutto, lasciando solo la cappella dentro l'anello viscido di bava e gel, per poi spingere dentro di colpo, caricando tutto il peso del suo corpo palestrato..."
Nei giorni successivi, Manuel era ridotto a uno straccio. Non c'era più traccia del ragazzo spavaldo che camminava a gambe larghe; adesso si muoveva con una tensione costante nel bacino, sentendosi il buco perennemente caldo, sensibile, quasi vuoto quando non c'era Christian a riempirlo. La sua mente non rispondeva più ai comandi: passava le ore sui ponteggi del cantiere con lo sguardo fisso nel vuoto, immaginando la sensazione delle dita di Christian che gli frugavano dentro le viscere. Ormai desiderava solo quello. La sua intera giornata era diventata un conto alla rovescia per il momento in cui avrebbe potuto rimettersi a quattro zampe.Mercoledì sera si presentò da Christian con le chiavi che gli tremavano tra le dita. Non appena la porta si chiuse, Manuel si buttò letteralmente ai piedi di Christian, afferrandogli le cosce attraverso i jeans.
«Christian, ti prego... adesso. Fammi quella roba, ti supplico,» ansimò Manuel, alzando gli occhi lucidi, completamente privi di orgoglio. La faccia gli bruciava per la vergogna, ma il bisogno fisico era troppo forte. Aveva il cazzo così duro dentro i boxer da sentire dolore.
Christian lo guardò dall’alto in basso, con un sorriso gelido e divertito. Gli mise una mano tra i capelli corti, tirandogli indietro la testa con forza per costringerlo a guardarlo bene.
«Guarda come sei ridotto,» disse Christian, la voce bassa e provocatoria. «Due settimane fa facevi il duro, e adesso strisci per terra come una cagna. Vuoi le dita, Manuel? Vuoi farti scassare il culo?»
«Sì... sì, cazzo, ti prego... mettimele tutte, muoviti...» implorò Manuel, con la bava alle labbra, strofinando il pacco gonfio contro la gamba di Christian.
«No. Stasera non si fa come dici tu,» tagliò corto Christian. Lo spinse via con una leggera spinta del piede, camminando verso il divano e sedendosi con le gambe larghe. «Togliti i pantaloni. Mettiti in ginocchio davanti a me, allungati sul pavimento e apriti le chiappe da solo. Voglio guardarti per un po'.»
Manuel rimase un istante immobile, con il cuore che gli batteva fino in gola. La richiesta era un’umiliazione totale, lo spogliava dell'ultimo briciolo di dignità maschile che gli era rimasto. Ma il suo corpo era già totalmente corrotto dal piacere. Senza dire una parola, si sfilò i jeans e i boxer con gesti frenetici, lasciandoli cadere sul pavimento.
Si mise a quattro zampe sul tappeto, davanti al divano dove Christian lo fissava. Piegò i gomiti a terra, abbassando il petto e sollevando il culo muscoloso il più alto possibile, dondolando il bacino. Poi, con le mani tremanti, afferrò le proprie chiappe e le tirò verso l'esterno, spalancandosi da solo davanti agli occhi del suo padrone. L'anello rosa del suo buco, visibilmente più morbido e abituato ai rapporti rispetto all'inizio, pulsava vistosamente nell'aria, umido di un velo di sudore eccitato.
«Brava la mia troietta. Guarda come si apre da sola appena vede il padrone,» lo schernì Christian, godendosi la scena.
Christian si sporse in avanti, prese il tubetto del gel dal tavolino e, senza toccarlo, ne fece colare una quantità generosa direttamente sul buco aperto di Manuel. Il lubrificante freddo colò tra le pieghe della carne, facendo sussultare Manuel, che emise un lamento acuto, muovendo il culo avanti e indietro come per chiedere che quel supplizio finisse.
«Christian... ti prego... le dita... infilale... ti supplico, sto morendo...» implorava Manuel con la testa schiacciata sul pavimento, le mani che stringevano la carne delle sue stesse chiappe per tenersi aperto.
«Aspetta, puttana. Devi desiderarlo fino a impazzire,» rispose Christian.
Christian si limitò ad allungare un piede, appoggiando l'alluce nudo proprio contro l'apertura bagnata di Manuel, premendo leggermente senza entrare, solo per farlo sobbalzare. Manuel cacciò un urlo strozzato, inarcando la schiena all'inverosimile. Il solo contatto con il piede di Christian lo stava facendo venire senza nemmeno toccarsi il cazzo, che continuava a gocciolare sul tappeto. Era completamente andato, svuotato di ogni difesa, ridotto a un oggetto di puro piacere passivo che aspettava solo di essere preso.
Manuel era ormai completamente fuori di testa. Sospeso a quattro zampe sul tappeto, col culo alto e le mani che gli tremavano per lo sforzo di tenersi le chiappe spalancate da solo, sentiva il bisogno di essere riempito come una tortura fisica. Il lubrificante colava lento lungo la spaccatura, e il tocco provocatorio dell'alluce di Christian contro il suo buco lo stava facendo letteralmente impazzire.
«Christian... no, basta... muoviti, ti prego... non ce la faccio più, ti supplico...» implorava Manuel, con la voce spezzata dai singhiozzi dell'eccitazione e la bava che gli colava dritto sul pavimento.
Christian decise che il ragazzo era cotto a puntino. Si alzò dal divano, sbottonandosi i jeans con un colpo secco. Il suo cazzo scattò fuori duro, dritto, lucido di bagnato sulla cappella. Si posizionò dietro Manuel, afferrandogli i fianchi con le mani grosse, stringendo la carne del cantiere fino a lasciargli i segni delle dita sulla pelle.
Manuel sentì la punta bollente e massiccia del cazzo di Christian appoggiarsi contro la sua entrata bagnata. Il cuore gli fece un balzo nel petto. Non erano le dita. Stavolta era la carne vera, enorme, pronta a spaccarlo in due.
«Apri bene quel buco da troia, Manuel. Guarda che cazzo ti prendi stasera,» sussurrò Christian, spingendo la testa in avanti.
Senza dargli il tempo di rispondere, Christian diede un colpo di reni secco, violento, profondo. Entrò di colpo per metà.
Manuel cacciò un urlo lacerante, acuto, che gli riempì la gola. La schiena si inarcò all'inverosimile, le mani abbandonarono le chiappe per artigliare disperatamente il tappeto. Il suo buco, pur essendo abituato alle tre dita, sentì l'impatto di quel pezzo di carne grosso e venoso che spingeva le pareti interne al limite massimo della sopportazione. Fa male, ma era un dolore così intriso di piacere prostatico da fargli girare gli occhi all'indietro.
«Ahhh! Cazzo! Christian! Tutto... mi ammazzi...» urlava Manuel, muovendo la testa a destra e a sinistra.
«Zitta, puttana» ringhiò Christian.
Con un'altra spinta brutale, Christian affondò tutto, fino alle palle, schiacciandosi contro il culo sodo di Manuel. Il rumore dell'impatto della carne fu un colpo secco che rimbombò nella stanza. Manuel rimase immobile per tre secondi, col fiato bloccato in gola, completamente invaso, riempito fino allo stomaco dal cazzo di Christian che pulsava dentro di lui. La sensazione della prostata schiacciata in pieno lo svuotò di ogni rimasuglio di forza.
Christian iniziò a pompare. Lo fece divinamente, con un ritmo pesante, regolare, implacabile. Usciva quasi tutto, lasciando solo la cappella dentro l'anello viscido di bava e gel, per poi spingere dentro di colpo, caricando tutto il peso del suo corpo palestrato. Ogni volta che entrava, le sue palle sbattevano contro le cosce di Manuel con un rumore umido, uno schiaffo continuo che riempiva l'aria.
Manuel era completamente sottomesso. Non controllava più nulla. A ogni colpo di reni di Christian, la sua testa sbatteva contro il pavimento, e dalla sua bocca aperta uscivano solo lamenti acuti, versi sconnessi, pianti di pura estasi. Il suo cazzo, viola e teso da morire, iniziò a spruzzare sborra sul tappeto a ogni spinta che riceveva là dietro, senza che nessuno lo toccasse davanti. Veniva da solo, un getto dopo l'altro, svuotandosi solo per la pressione del cazzo di Christian contro la sua prostata.
«Sì... sì... spaccami... scopami il culo... sono la tua troia... sìiiii...» delirava Manuel, usando finalmente le parole che descrivevano la sua nuova natura. L'attivo convinto di ventott'anni era stato definitivamente demolito. Christian lo stava possedendo come un animale, e Manuel non desiderava altro che essere usato, aperto e riempito fino alla fine dei suoi giorni.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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